Concorezzo è una città brianzola situata a nord-est di Milano, a meno di 20 km dal capoluogo, confinante con Arcore, Vimercate, Agrate Brianza, Monza e Villasanta. Il comune si estende su un territorio di 852 ettari ad un’altitudine compresa fra i 160 e i 181 metri s.l.m.
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    •    Le origini
Concorezzo, villaggio fortificato in epoca longobarda, si trova citato fin dall'VIII secolo (727 d.C.) in diversi documenti sotto varie denominazioni. Ma che già un insediamento abitato esistesse nel periodo romano si ha testimonianza grazie al rinvenimento in questa zona di numerosi reperti archeologici, monete di età imperiale, sarcofagi, tombe a cremazione.
    •    Probabilmente le origini della città si possono far risalire ad un epoca ancora precedente, quando tutto il nord Italia fu occupato da popolazioni di origine celtica, come indica anche il toponimo.
    •    Il borgo medievale
L’aspetto attuale dell’impianto urbanistico è medievale e facilmente leggibile dall’andamento delle strade del nucleo urbano, strette e tortuose, e quindi atte alla difesa.
    •    Pare che qui, tra via Libertà e via Valagussa, si trovasse anticamente una rocca, di cui oggi non rimane alcuna traccia. Una torre, con base di pietra e cornici in cotto, sorgeva invece fino a metà degli anni ’60 del Novecento in via Libertà, all’altezza dell’incrocio con via Repubblica.
    •    Nel secolo XII Concorezzo è l’unico paese della pieve dopo Vimercate ad essere denominato borgo.
    •    L’eresia Catara
A partire dal XII secolo Concorezzo fu sede di una setta eretica, quella dei Catari, che costituirono nel nostro paese la più importante delle sei chiese catare d’Italia, con più di 1500 “perfetti”, su un totale di meno di 4000 per tutta l’Europa. Questo movimento ereticale rimproverava al clero la sua corruzione ed auspicava il ritorno della Chiesa alla primitiva purezza. La volontà di contestare il crescente potere della Chiesa di Roma, che si esprimeva per l’appunto anche attraverso l’Inquisizione portò nel 1252 all’assassinio del frate domenicano Pietro da Verona, inquisitore di Como e Milano.
Subito dopo il martirio di Pietro, a difesa della Chiesa di Roma intervenne il podestà di Milano, Oldrado da Tresseno, che operò grandi stragi di catari ed eretici.
    •    Personaggi storici di Concorezzo
In antichità il nome di Concorezzo fu conosciuto anche per differenti personalità, civili e religiose, di alta levatura e rinomanza.
Sicuramente la figura più prestigiosa fu quella del beato Rainaldo, arcivescovo di Ravenna. Rainaldo Concoreggio nacque verso la metà del XIII secolo, nella nobile famiglia dei “Concorezzo”. Dapprima studiò a Bologna, dal 1286 fu a Lodi come professore.
    •    Negli anni seguenti la sua attività si svolse nel corso di importanti missioni diplomatiche presso la Curia romana e in Francia.
    •    Nel 1303 Rainaldo venne nominato dal Papa arcivescovo di Ravenna, carica che occupò fino alla morte il 18 agosto 1321. Pare che in quella sede abbia conosciuto Dante, anch’egli esule a Ravenna. Nel 1308 venne incaricato dell’inquisizione sui Templari, il cui processo iniziava in Francia proprio quell’anno: durante il concilio che portò all’abolizione dell’ordine, Rainaldo mantenne una posizione imparziale e coraggiosa.
    •    Concorezzo venne assegnato in feudo nel 1690 al questore Pirro De Capitani, il quale ottenne successivamente il titolo di conte. I De Capitani erano originari della val di Scalve ed erano fin dagli anni dopo il Mille importanti dignitari della zona di Bergamo. Il conte Pirro fu senz’altro la figura di maggior prestigio della famiglia. Nato a Milano nel 1623, fu per tre volte Vicario di Provvisione e occupò altre importanti cariche nell’Amministrazione milanese.
    •    Dopo di lui verranno altri 6 conti e “Grandi di Spagna”, che godranno di notevoli privilegi economici su Concorezzo fino all’avvento dei francesi che aboliranno i diritti della nobiltà.
    •    Un’altra figura di importanza storica è Giuseppe Levati, nato a Concorezzo nel 1739, figlio di un falegname che trasferì poi tutta la famiglia a Milano per meglio seguire il figlio nei suo studi. Dopo essere stato preso sotto la speciale protezione del Conte Litta Visconti Arese, che ne riconobbe il genio, Levati iniziò sua la carriera come pittore ornatista e professore di prospettiva, che lo farà indicare tra i primi interpreti del neoclassicismo lombardo.
    •    Le chiese e gli edifici religiosi
La più antica delle chiese concorezzesi è S. Eugenio (853). Restaurata diverse volte nel corso dei secoli, la primitiva costruzione era ad una sola navata rettangolare. Ora l’edificio è a tre navate suddivise da 5 colonne per parte. Dietro l’altare è un affresco di epoca quattrocentesca con la Madonna in trono. Nella navata destra, un’altra immagine della Vergine con il Bambino, detta la Madonna dell’aiuto.
    •    La chiesa di S. Damiano (1089) sorgeva all’incrocio fra le attuali vie C. Battisti e E. Toti. Nel 1565 la chiesa divenne parrocchiale. Ne rimane solo una cappella in via C.Battisti dedicata alla “Madonna del Rosario”, restaurata nel 1998.
    •    I lavori per la costruzione dell’attuale parrocchiale, dedicata ai santi Cosma e Damiano, iniziarono nel 1810 sotto il parroco Lavelli. La chiesa, anche se non terminata, venne consacrata nel 1821. Incaricato del progetto fu il famoso architetto milanese marchese Luigi Cagnola. Il campanile fu eretto nel 1842 su disegno dell’arch.Pizzala.
    •    Nel 1894 si avvia il progetto di ampliamento della Chiesa, su disegno dell’architetto Virginio Muzio. Il progetto rispettava l’architettura originale, ingrandendo la superficie della chiesa di 130 m². La facciata rimase quella del progetto originario. Il 7 maggio 1899 la Chiesa venne consacrata dal Cardinale Ferrari.
    •    Dal 1988 al 1991 vennero intrapresi i lavori di ristrutturazione interna ed esterna, in vista delle celebrazioni del centenario del 1999.
    •    La chiesa intitolata al Signore Salvatore (“Domini Salvatoris” - oggi S. Antonio) è ricordata in documenti che risalgono addirittura all’865. Dopo gli ultimi restauri del 1934, la chiesa a nave unica, presenta sul fianco sinistro quattro arcate a tutto sesto in cotto, attualmente chiuse, ma che probabilmente un tempo si aprivano sulla navata laterale. L’abside rivolta ad oriente, è coperta da volta a crociera e decorata da affreschi.
    •    Il campanile, a sezione quadrata, sorge sul fianco sud. Su una parete dello stesso furono piazzate due lastre spezzate, un tempo utilizzate come architrave della porta d’ingresso, che si rivelano parte di un sarcofago di epoca romana.
    •    Poco rimane della chiesa di S. Marta, trasformata in abitazione privata. Eretta intorno alla metà del XVI secolo dai Disciplini, che qui avevano una scuola, era a nave unica. La decadenza iniziò con la soppressione della confraternita avvenuta nel 1787. Nell’Ottocento la chiesa fu trasformata in osteria, condotta dalla famiglia Varisco.
    •    La chiesa e il monastero di S. Nazaro vengono citati in documenti del XIV secolo. Alla chiesa, fin dal IX secolo, fu annesso un monastero di benedettine, poi soppresso ed aggregato al monastero di S. Vincenzo a Milano. Nel 1798 il monastero venne soppresso e fu spartito fra due monasteri milanesi. Nel 1833-34 l’oratorio di S. Nazaro venne ridotto in due locali, uno dei quali, la vecchia chiesa, trasformato in magazzino.
    •    Le ville signorili
Insieme agli edifici di carattere religioso, Concorezzo vide nei secoli il sorgere di ville civili private e abitazioni signorili di notevole valore architettonico.
    •    Il palazzo De Capitani, oggi sede del Municipio, si sviluppava su tre piani secondo una schema ad U. La parte centrale e sinistra, crollate nel Novecento, furono ricostruite nel corso dell’ultimo decennio del secolo. Il corpo centrale è occupato nella parte mediana, più alta, da un portico a serliana, che si sviluppa nella grande arcata centrale su due piani ed occupa in profondità tutto lo spessore del fabbricato, determinando un collegamento prospettico diretto con il retrostante giardino.
    •    La Villa Villa-Pernice, ora restaurata e sede di un istituto di credito, era di proprietà del dott.Angelo Villa Pernice, assessore del comune di Milano intorno alla metà dell’Ottocento. Situata quasi di fronte al palazzo De Capitani, è descritta nel secolo scorso dal Cantù come di più moderna eleganza rispetto alle altre, e possedeva un’ampia serra. La notte dell’11 giugno 1859 ospitò il Re Vittorio Emanuele II e il Generale Cialdini in marcia verso Solferino e S. Martino. Proseguendo per via Libertà si incontra Villa Zoia, appartenuta alla marchesa Teresa del Carretto Corio, poi al conte Lodovico Melzi e dal 1895 agli Zoia. La villa è ora sede di alcuni uffici e spazi comunali. A est della chiesa di S. Eugenio vi sono ancora due ville: la Villa Pini, poi passata alla famiglia Scaccabarozzi, di origine settecentesca, contornata da un ampio giardino di tipo paesaggistico, ora adibito a parco pubblico.
    •    Villa Teruzzi, contigua alla precedente, è datata 1793. Già residenza del nobile famiglia dei Parravicini, acquisita dal Comune negli anni ’80 del Novecento, la villa è stata completamente restaurata nel 1997 - 1998 e destinata a residenza per anziani non autosufficienti.
    •    Sulla provinciale Milano-Imbersago (attuale Via Dante) si trova Villa Visconti, poi proprietà Massironi.
    •    Le attività produttive
Concorezzo fu nei secoli un borgo prevalentemente agricolo, tuttavia, fin dal tardo medioevo, si sviluppò un’attività che accomunava aspetti di rilevanza agricola, industriale e commerciale: la bachicoltura. Nella seconda metà del ‘700 la bachicoltura raggiunge un notevole sviluppo: cresce di conseguenza la lavorazione della seta.
    •    Intorno alla metà del XVI secolo la città era nota ovunque per la fabbricazione di aghi e spille, tanto che faceva concorrenza a Milano. Per questo motivo gli abitanti di Concorezzo venivano soprannominati “gugiroeu” fino al Novecento. Verso la fine del ‘700 la famiglia dei Monticelli restituì vigore a questa attività: nel 1794 occupava 16 persone, tutti familiari, fabbricando più di 31 mila spille al giorno.
    •    Poi i tempi cambiarono e la vita dei fabbricanti di aghi e spille terminò. L’ultima fabbrica che produceva questi articoli fu la ditta Pozzi che chiuse sul finire dell’800.
    •    Avanti la prima guerra mondiale si contavano a Concorezzo ben 13 stabilimenti che davano lavoro a più di mille persone: un paese quindi eminentemente industriale.
    •    Ma l’avvento della guerra contribuisce alla crisi di molte industrie. Al termine delle ostilità, di 13 stabilimenti ne rimanevano solo 3: Frette, Monti e Varisco, Favini.
    •    Agli inizi del XXI secolo, le aziende più grosse lavorano nel settore meccanico e farmaceutico. Sono presenti inoltre una serie di piccole e medie industrie alimentari e tessili e società commerciali.
    •    Nonostante le origini, pochissimo sviluppo ha oggi invece l’agricoltura sul territorio. Tuttavia, a differenza di quasi tutti i comuni dell’hinterland milanese, la città non ha subito una sfrenata espansione edilizia e fenomeni di conurbazione periferica, conservando una fascia di campagna coltivata intorno al nucleo urbano, nella quale sono presenti numerose cascine ancora abitate.
    •    Le corti e le cascine
L’origine della corte risale al periodo Celtico, ma essa era diffusa anche nell’età romana: all’interno dei paesi, esse presero il nome di corti, mentre quando si trattava di realtà isolate nella campagna, venivano chiamate cascine.
    •    In esse la vita si svolgeva prevalentemente al di fuori della propria abitazione, in quanto il numero elevato di famiglie e l’assenza di comodità portava a una spinta socializzazione con i vicini negli spazi comuni. Le case erano molto spartane e organizzate secondo uno schema ricorrente che prevedeva un locale al piano terra – che serviva da cucina dove vi era il tavolo, il camino e una dispensa - e le camere al piano rialzato.
    •    I vari locali erano usati anche per altri scopi come ad esempio la cultura del baco da seta. La vita nelle corti e cascine si basava su usanze radicate, scandite dalle stagioni dell’anno. Tranne i periodi di duro lavoro nei campi legati alla semina o al raccolto, dove tutta la famiglia era coinvolta nelle attività in campagna, le corti, tipicamente di giorno, erano popolate da donne e bambini.
    •    La famiglia si riuniva solo per brevi periodi nella giornata; per il pasto o per la preghiera serale (in stalla d’inverno, all’aperto nei periodi caldi).
    •    Lo schema delle cascine era quello di uno o due cortili quadrangolari, circondati da costruzioni lineari nelle quali era aperto un portico a piano terra ed una loggia al piano superiore, con uno o più ingressi muniti di portoni sorvegliabili. In ogni cortile era presente il pozzo dell’acqua e in alcuni casi anche il forno nel quale veniva cotto il pane.
    •    Cascina Rancate è una delle più antiche cascine, risalendo addirittura al XIII secolo. Essa è stata completamente ristrutturata negli anni 1997 – 1999 e dedicata a residenza agevolata per anziani e giovani coppie. Fra le cascine ancora abitate vi sono le cascine Cassinetta, Bagordo, Beretta, Autunno, Campaccio, S. Vincenzo, Baragiola, Brambilla, Barbavaja (o Meda), S. Nazaro.

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